TERRA E CATAPLASMI

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La terra per cataplasmi non è l’humus o la terra di superficie dell’orto, ma quella di profondità, povera di sostanza organica, non adatta alla crescita della pianta.
Il fango terroso somiglia alle melme termali, ma lo differenziano la plasticità e la temperatura di applicazione, il primo freddo e l’altro caldo o meglio molto caldo. La terra per cataplasmi è quella povera di humus, vergine, abbandonata da tempo, non fertilizzata, reperibile negli strati che si trovano sotto alle radici della pianta. Questa è la terra che si usa per fare le compresse, impiastri o cataplasmi terapeutici.
La mitologia greca ricorda il gigante Anteo figlio di Gea (dea della terra) ucciso da Ercole dopo aver compreso che le forze di Anteo dipendevano dal contatto con la terra. Solo mantenendolo sollevato Ercole ha potuto uccidere il rivale. Così racconta la leggenda, ma non serve la mitologia per apprezzare le energie della terra: può bastare una camminata a piedi nudi o coprire un bubbone o una scottatura con fango composto semplicemente di terra e acqua.
Non potrà mai convincermi che la terra possa servire a qualche uso terapeutico”, mi rispose sul seccato un medico di un’azienda ospedaliera vicentina. “Si può non credere ma si può provare, risposi. Una infiammazione, un dolore, una difficoltà digestiva o articolare si possono sedare e in molti casi risolvere con le applicazioni di fango”.
L’animale non aiuta la sua digestione mettendosi con la pancia a terra o sopra una melma fangosa? Maiale, cane, lepre, capriolo, volpe, tasso e ogni altro animale non umanizzato riposa e dorme bene sulla terra; anche quand’è ammalato o digiuna riposa nello stesso modo.
Nel caso dell’uomo i modi di applicazione (consistenza, spessore, durata dell’applicazione) si praticano in modo diverso poiché dipendono dalla zona corporea interessata e dal risultato che si vuol raggiungere. Inoltre, la terra si può impastare con infusi o decotti di piante medicinali.
Per sperimentare gli effetti positivi della terra sul complesso psicofisico della persona basta camminare a piedi scalzi. È questa l’esperienza più facile. Non serve un comportamento simile a quello dei camminatori scalzi per rinnovare il campo elettromagnetico che costantemente ci accompagna. Camminare in campagna sull’erba bagnata dalla rugiada o in montagna sul terreno umido o asciutto oppure al mare sul bagnasciuga procura sensazioni piacevoli, stimola la circolazione, migliora l’umore e dà vigore. Una camminata al risveglio è ancor più salutare, ma gli effetti positivi si possono provare in qualunque momento del giorno, nelle giornate di sole o di pioggia, con la neve o il ghiaccio.

La terra agente di vita
La terra è uno dei quattro elementi primordiali, base della vita umana e cosmica. È fonte inesauribile di energia e di vita; un complesso organico e inorganico, un organismo vivente dove crescono le piante con i loro frutti. Attraverso la pianta la terra produce il cibo per l’uomo e tutti gli animali. Zuccheri, proteine, sali minerali e vitamine sono le sostanze fabbricate dalla pianta che nutrono e forniscono energia a tutti gli organismi viventi.
La terra è un laboratorio biologico sempre attivo, un grande intestino che nutre, purifica, ripara, energizza e trasforma le sostanze; in pratica, decongestiona, assorbe, disinfiamma, cicatrizza e fortifica il sistema nervoso.
Ciononostante la diffidenza umana non manca. I timori nei confronti dei microbi o microrganismi in genere presenti nel terreno si sono trasformati in paure se non ossessioni che rasentano la paranoia. A formare queste paure e forme deliranti ha contribuito anche la confusione generata dai proclami sanitari sulla profilassi batterica e virale. “Il germe non è nulla, il terreno è tutto”, questo è il celebre detto di Pasteur, padre della microbiologia; ma la cultura popolare alla causa ha preferito l’effetto. “Il microbo, spiega Lezaeta Acharan, sta bene dove si trova in quanto le sue attività e la sua vita si sviluppa in armonia con le leggi immutabili della natura. La sua missione consiste nel pulire i tessuti, divorare tutte quelle sostanze organiche morte in decomposizione introdotte nell’organismo con una alimentazione cadaverica, e dovute a putrefazioni intestinali, le quali sono espulse a causa della deficiente eliminazione della pelle, reni e intestino. Rinfrescando le viscere e decongestionando la pelle si ottiene la salute dell’uomo” (op. cit. Parassiti e microbi, P. 98).
In altra fonte ancor più autorevole si trova scritto: “Non vi è niente fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; ma è ciò che esce dall’uomo che contamina l’uomo” (Mc, 7,15). Non è dunque la terra immonda, ma l’uomo con i suoi comportamenti che la abbruttiscono, rendendola impura e sporca. Sono evidenti in ogni dove gli squilibri micro e macrorganici prodotti dall’uomo.
Dal processo evolutivo del terreno si formano gli strati sovrapposti che lo caratterizzano (strato di superficie, organico, umico, minerale) i quali secondo i processi climatici di dilavamento e lisciviazione dei prodotti decomposti, caratterizza la sua particolare composizione: ghiaiosa, sabbiosa, limosa, argillosa o umifera.
E’ evidente che lo strato di superficie (boschivo, ghiaioso o arido) oltre ad assumere i caratteri della zona di appartenenza è il più ricco di sostanza organica per la presenza di residui vegetali, deiezioni animali, microrganismi e microflora fungina in via di decomposizione.
Come si sa, la terra si accompagna bene con l’acqua. Filtra e si espande nella sua porosità secondo il grado si permeabilità e percolazione. Nell’attraversare le porosità l’acqua occupa gli spazi vuoti esistenti tra le particelle oppure le avvolge trattenendosi nella sostanza. Ecco che le particelle del terreno più sono piccole maggiore è la superficie esposta all’acqua e conseguentemente maggiore è il grado di igroscopicità. Al contrario, con grana maggiore, minore sarà il potere igroscopico perché minore è l’adesione tra le particelle, di conseguenza più facilmente l’acqua si libera dalla sostanza.
La circolazione dell’aria e dell’acqua tra le particelle del terreno libera verso l’esterno il calore interno, assorbendo e trasportando in contemporanea gli umori tossici.
Da queste considerazioni si deduce che un terreno sabbioso favorisce la circolazione, quello limoso gli scambi degli elementi nutritivi, mentre il terreno argilloso favorisce gli scambi ionici.
La parte organica, dove le sostanze sono in decomposizione non interessa ai fini terapeutici.

Composizione e applicazione della terra
Sostanzialmente la terra è un composto di sabbia, argilla, limo e sostanza organica. Per l’impiego terapeutico la composizione migliore è la seguente:
– argilla 10-20 %;
– limo 15-30 %;
– sabbia 50-60 %;
– sostanza organica 5-10 %.
La terra al confronto con l’argilla si riconosce dal potere igroscopico, conducibilità e dispersione del calore maggiori; mentre le qualità che caratterizzano l’argilla consistono nel potere cicatrizzante, adesività e coesione tra le molecole e capacità di scambio cationico (CSC), più elevate. Da ciò consegue che l’argilla è più adatta per l’uso interno, nelle (orale, ferite ed eruzioni cutanee), mentre la terra è più vantaggiosa nelle applicazioni esterne (congestioni, infiammazioni e assorbimento calorico in generale).
Le applicazioni di fango terroso consentono all’organismo la dispersione del calore accumulato mediante la vasodilatazione e la lenta sudorazione a condizione che il cataplasma sia applicato a freddo e con spessore proporzionato alla fonte calorica interna (effetto termodispersivo).
Per le applicazioni è conveniente seguire le indicazioni riportate nei due libri citati a fine pagina oppure le indicazioni di Adolf Just riportate nel suo preziosissimo libro Ritornate alla natura!: “Per fare una compressa di terra, si pone sulla rispettiva parte malata la terra umida, sul ventre, sul petto, sull’occhio, sulla gamba, sul collo, sui polpacci, sui piedi, sulle mani, sulle parti genitali, sulla nuca, sulla guancia, sulla regione dei reni, del fegato, sulla spina dorsale, ecc. Indi si sovrappone una pezza di lino alquanto più grande della terra postavi sopra. Si avvolge poi attorno o una fascia di lana od un panno, e attorno, ancora, delle bende, affinché la compressa stia ben fissa. Si possono assicurare i capi della fascia ancor meglio con aghi di sicurezza per tenere ferma la compressa.
Le compresse si fanno per lo più di notte (prima di coricarsi); ma si possono fare anche di giorno (una o più volte). Si lascia stare la compressa circa due ore e più” (op. cit., P. 83).
Il libro di A. Just è stato pubblicato nel 1908, ma ancora oggi è uno dei riferimenti più importanti per chi si dedica allo studio delle medicine naturali.
Per altre informazioni sull’argomento consultare Il libro degli elementi naturali e La natura che guarisce distribuiti da archioedizioni@libero.it

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