VECCHIO IL CORPO, GIOVANE LO SPIRITO

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Su Frate Indovino  (famoso calendario) ho trovato alcune considerazioni molto belle sul vecchio, anziano o … diversamente giovane. Una paginetta che ho letto con piacere e curiosità, forse anche perché mi riguarda, considerata l’età anagrafica.

Frate Indovino dice che “anziano è chi vede la metà piena del bicchiere; mentre vecchio chi vede solo la metà vuota”. Gli esempi che  riporta per spiegare le differenze tra vecchio e anziano sono molte, e conclude: “Anziano e vecchio possono avere la stessa età anagrafica, ma hanno differente l’età del cuore”.

Infatti, pare proprio così.

Cosa vuoi mai, alla tua età non puoi capire le aspettative del giovane …; Dimentichi che appartieni  a un’altra generazione …; Ciò che dici non ha niente di attuale …; Ma scusa, quanti anni hai? … Davvero?”. Insomma le occasione per ricordarti l’età anagrafica non mancano. A molte persone queste battute non piacciono molto poiché le avvertono come fastidio; come un tarlo che scava la sua galleria nel legno o nella cera. Ma lo scritto di Frate indovino dà spazio a una interpretazione positiva, ossia riporta citazioni di altro valore, ad esempio: “E’ anziano chi non perde occasione per conoscere e progredire; è vecchio chi è convinto che ciò che sa gli basta e avanza. E’ anziano chi sorride al giorno che viene; è vecchio chi si lamenta del giorno che è passato”.

Un giorno nel ritirare  dal corriere un libro che avevo acquistato telefonicamente da una libreria piemontese, il giovanotto che me lo ha consegnato mi chiese: “Ma come, è per lei? … Legge ancora.”. “Fortunatamente sì, risposi, e senza occhiali”.

Chi già da lungo tempo si trova in età adulta o avanti con gli anni coglie frequentemente qualche segno o riferimento al riguardo.  Non serve guardarsi allo specchio. Si sa, c’è sempre qualche scontento, qualcuno che non vuole riconoscere questi segnali del tempo che passa e per questo soffre, si arrabbia o si dà da fare a nasconderli, correggerli o eliminarli senza pensare che potrebbe poi mostrarsi più vecchio di prima.

Per fortuna la gente non è tutta uguale,  non  bada più di tanto a questo e non trova nulla da giudicare.

Giuseppe Verdi, il grande operista, usava dire: “Volete un progresso? Tornate all’antico”. Il grande Vecchio non usava l’aggettivo vecchio, ma antico perché più immediato, più efficace, più vero  e significativo.

La musica di Verdi specie quella dei suoi ultimi anni, quella dell’età “matura”, è la musica più bella e fresca, briosa che dà entusiasmo, gioia di vivere, inneggia all’amore, alla bellezza, alla vita. Tutte cose che ricordano gli ardori giovanili: l’impazienza, i piaceri dell’amore, le trepidazioni per un futuro sereno e di gioia.

Dai diciotto ai ventidue anni, età del mio secondo e definitivo allontanamento dalla famiglia, frequentavo la casa di un amico. Quasi giornalmente ascoltavamo musica e si cantava. La nostra è stata una vera e grande amicizia

Lui, Antonio, di anni ne aveva 42 più dei miei; pensavo ai suoi anni solo quando vedevo la sua bicicletta (una Bianchi da corsa sempre in ordine, pulita come nuova) che quest’uomo pedalava tutti i giorni o quasi, da Bolzano al passo della Mendola. Trenta km di salita e tornanti. Si muoveva a mattino presto per essere puntuale in ufficio alle otto. Di lui la gente si meravigliava e rideva. Era considerato un personaggio strano, bizzarro. Ha meravigliato anche il giornalista Sergio Zavoli quando lo ha intervistato in occasione dell’arrivo di una tappa dolomitica del Giro d’Italia, proprio per aver pedalato all’età di settant’anni da Bolzano al passo dello Stelvio, un percorso di 105 Km con un dislivello di quasi 2300 m.

Indubbiamente il fisico di Antonio era eccezionale, ma forse perché lui stesso ha voluto che così fosse. Di lui però mi colpiva maggiormente la serenità, il vivere semplice, la generosità e lo spirito sempre allegro e vivace.

Non era diversa la moglie. Pur non conoscendo il rigo musicale suonava al pianoforte con straordinaria sensibilità la famosa Per Elisa di Beethoven.

Forse devo anche ad Antonio l’aver imparato a rafforzare la mia volontà. Sicuramente a quel tempo si disponeva di maggior tempo libero, le attrazioni erano minori rispetto a queste odierne,  non c’erano discoteche, necessità di assembramenti serali o di idoli canori.

Nostalgia? Certo, soprattutto dell’amicizia. Quella di oggi che si acquista con la logica della convenienza non mi piace o non è ancora abbastanza anziana o vecchia.

Devo riconoscere che anche qui Frate indovino ha indovinato: “E’ anziano chi si apre alla solidarietà, all’amicizia, all’amore; è vecchio chi ha tirato i remi in barca e vive con l’invidia e l’acredine nel cuore”.

armidochiomento@libero.it