STILE DI VITA E CORONAVIRUS

 

Ha ragione l’editorialista del Corriere della Sera (5 aprile 2020) quando dice che non dobbiamo colpevolizzare il nostro stile di vita per le conseguenze da Coronavirus.
Se non ci fossero state le grandi conquiste costruite “faticosamente in questi ultimi secoli e che hanno reso la vita migliore, con un maggior benessere, occasioni di crescita, riduzione delle malattie, civiltà, libertà, estensioni dei diritti e delle opportunità” quando avremmo potuto “raggiungere destinazioni lontane in aereo, usare l’alta velocità ferroviaria, costruire grandi città, andare al ristorante, deliziarci con gli aperitivi, aprire stabilimenti industriali, frequentare cinema e teatri, fare i turisti, consumare, ciò che non è necessario alla sopravvivenza, cambiare frequentemente vestito e comprarne sempre di nuovi anche se il guardaroba è già saturo, bighellonare per discoteche e movide varie, muoverci nei weekend, costruire grattacieli, mangiare prodotti fuori stagione, andare in palestra, assembrarci nei concerti, fare la fila ai musei di richiamo, fare jogging e pilates”.
Pur non avendo grande disinvoltura nel mettere insieme le parole, credo di essere capace di mettere insieme e intendere pensieri e azioni nei giusti modi comprese le considerazioni dell’articolista e quindi poter dire ciò che penso. In verità, questo modo di pensare la vita non mi dovrebbe interessare molto poiché, e sicuramente non sono il solo, non amo gli aperitivi, le uscite al ristorante, il guardaroba pieno che tanto infastidisce, neppure amo fare il turista con l’alta velocità o i voli charter, non vado in discoteca o ai raduni chiamati concerti di cantautori, canzonettisti o melodici, amo piuttosto (quando posso) il teatro, preferisco la radio alla televisione, non mi piacciono i cibi fuori stagione e come ultimo adoro la mia palestra dove sostituisco lo jogging e il pilates con la ginnastica imparata a scuola, ma che d’abitudine si chiama “bagno”. Nonostante tutto non mi sento né superstizioso né oscurantista.
Devo ammettere che questo giudizio (superstizioso e oscurantista) mi ha infastidito e in qualche misura offeso. Perché meravigliarsi se è rimasto ancora qualche vecchio nostalgico a credere e amare le forze della natura e la sua bellezza. Certo in un mondo dove tutto è desacralizzato, la natura trasformata in bene economico da sfruttare, dove tutto è mercato e ha valore economico, in un mondo nel quale le stesse religioni intravvedono nella natura superstizione e magia, di cosa mai ci si deve meravigliare? La religione dell’uomo moderno civilizzato è stata sostituita dalla scienza, ma che può essere essa pure contestata con ciò che più conviene. Lo si vede nell’attuale caso del Coronavirus nel comportamento delle persone che disattendono alle raccomandazioni degli esperti.
Ha ragione l’editorialista, non dobbiamo scontare peccati né sperare nella benevolenza di una divinità naturale, ma nella sapienza razionale dei laboratori purché – aggiungo – venga conservato l’equilibrio di cose e persone.
A quanto pare invece non è così poiché sono bastati pochi giorni ai mezzi d’informazione per produrre nella gente la paura che conosciamo. Questo sì può far pensare al crimine. La natura non compie crimini se non interviene la mano dell’uomo. Lui è il provocatore. Così nel caso del Coronavirus ancora una volta è l’uomo il protagonista del male che si manifesta con la paura e il contagio; un male che sta mettendo radici negli animi delle persone.
Il filosofo Umberto Galimberti in una recente intervista ha spiegato che in questa circostanza epidemica non è la paura che preoccupa bensì l’angoscia poiché il pericolo della paura non lo si conosce genera interiormente un male incontrollabile che coinvolge il sistema nervoso e tanta sofferenza.

Conclusione
I miliardi di batteri e virus che viaggiano attorno a noi e tra le persone, che si insediano nelle nostre cellule e nei tessuti appartengono alla vita compresa la nostra, appartiene al normale equilibrio uomo-natura. I capricci e la fantasia umana possono romperlo, devastarlo.
Il virus che tanto spaventa esiste, è presente tra noi, in noi; lo dimostrano i contagi, la conta dei morti, ma ancora non sappiamo se di più o di meno degli anni passati. Le epidemie non sono tutte uguali e per saperlo occorre aspettare.
Tutti gli osservatori concordano sull’importanza dello stile di vita. A questo quand’è scorretto si attribuisce la colpa dell’abbassamento delle difese immunitarie. Normale che tra i tanti ci sia anche chi non la pensa allo stesso modo. Non è da tutti riconoscere che le idee e i pensieri malsani siano la causa della disarmonia nell’uomo o che la devianza della morale sia responsabile del cancrenoso determinismo economico con il quale tutti abbiamo a che fare.
Oggi la gente ha paura e vuole sapere cosa può fare per aiutare velocemente le difese.
In questo tempo di Coronavirus si percepisce che la ricerca spasmodica di denaro perde di senso a confronto della forza dirompente del virus.
La gente oggi è al punto di riconoscere che il sistema per tanti anni agognato, basato sul produrre per vendere, vendere per consumare (anche ciò che non serve, utile e inutile) per poi continuare a produrre, non è la soluzione. Questo ciclo che tende a perpetuarsi e mantenersi autonomamente, che produce denaro e di vivere nell’abbondanza, non è realizzabile, anch’esso ha una fine.
L’uomo moderno è un essere molto ragionevole e per questo ha puntato tutto sulla ragione; è un essere culturale e sa come impiegare la natura per i suoi tornaconti. Ha imparato ad allungarsi la vita con i farmaci e la chimica; conosce il buon mangiare; possiede beni, comodità, lusso, servizi, godimenti, benessere, ma anche egoismo, ipocrisia, ambizione, disonestà.
Le invenzioni, le tecnologiche, le scoperte della scienza sono il suo vanto; egli è certo che non gli ostacoleranno mai la vita, anzi la favoriranno migliorando agi e qualità. Purtroppo, ancora dimentica o non riesce a pensare che ogni azione distruttiva o degenerativa produce degrado, decomposizione, putrefazione, trasformazione della materia, dentro noi e nel nostro ambiente esterno. Succede anche che andando lontano perda di vista ciò che ha vicino. “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?” (Lc 6,41).

armidochiomento@gmail.com