IL VIRUS CHE STA IN NOI

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Chissà se ci lascerà questo Coronavirus. Se lo domandano tutti. Qualche giorno fa il presidente di una Regione del nord in una intervista televisiva ha manifestato grande preoccupazione e sconforto per il ritorno dell’aumento dei contagi. Di fronte a questa epidemia la preoccupazione è generale. Si conoscono alcune norme di prevenzione e si applicano con scrupolosità, ciononostante i contagi non solo non diminuiscono, ma aumentano.
La gente si interroga sulle cause dell’infezione, ma soprattutto su cosa fare per salvaguardare la salute, quali precauzioni adottare e se quelle in atto sono sufficienti. Dopo la salute c’è ancora il timore che l’intero sistema economico possa esplodere creando crisi di lavoro, disoccupazione, fallimenti di aziende, carenza di cibo, fame e miseria, preoccupazioni non meno gravi del contagio della malattia.
In alcune zone del nostro paese la ricettività ospedaliera e le disponibilità sanitarie sono ai limiti o hanno superato le possibilità di accoglienza. Il numero di contagi in queste zone e nelle altre aree del nord è notevolmente superiore a quello registrato nelle zone centrali e meridionali della penisola.
La gente non si domanda solo il perché questa differenza o quale sia stata la causa scatenante dell’epidemia, ma si chiede anche perché tanto panico e tanta paura.
Sulle ragioni dell’allargamento del contagio virale gli esperti hanno avanzato le loro ipotesi, poiché non conoscono ancora la causa vera e dunque tantomeno possono dire su una possibile terapia.
L’andamento anomalo dell’infezione crea in tutti confusione, spaventa e non favorisce la ricerca.
Il dubbio di non andare molto oltre alle ipotesi già formulate esiste; così il timore di non arrivare a una soluzione in breve tempo e di cadere in una profonda crisi economica.
Opinioni sulle azioni più convenienti da intraprendere si ascoltano ovunque, ma le opinioni in questi casi, non hanno valore, appartengono alle dicerie. Al limite possono aiutare a capire la constatazione dei fatti e su queste ragionare.

Densità abitativa e stile di vita
Osservando in generale la complessità della situazione, colpisce la densità della popolazione nei centri più interessati al contagio del virus, le occupazioni giornaliere, lavoro, e tempo libero.
Le zone maggiormente epidemiche hanno una densità abitativa molto elevata e un ritmo di lavoro tra i più alti d’Europa. È naturale pensare che siano elevate anche la facilità di contagio e di propagazione del virus.
In queste zone ricche dove operano molte aziende, la gente è particolarmente attiva e in continuo movimento; opera in un incessante andirivieni di merci, cose e persone che inquinano l’ambiente, il corpo e lo spirito. Il lavoro e le occupazioni giornaliere lasciano appena il tempo per le esigenze fisiologiche. Pensieri, progetti, hobby e svago, tutto è rimandato a sera o a fine settimana L’imperativo per ogni cosa è fare presto, occupare in ogni cosa il minor tempo possibile avendo costantemente presente che il tempo è denaro.
In una società che corre anche le necessità fisiologiche sono di ostacolo. L’intervallo del pranzo è ridotto all’essenziale. Da un’ora si è passati a trenta minuti, poi da trenta a venti. Per quanto possibile si rimanda a sera. Così anche il pasto di mezzogiorno può anche essere veloce, preparato con alimenti precotti e riscaldati, un “pranzo lavoro”, da consumare di fretta seduti (quando si può) o in piedi o camminando.
Il tempo per completare e soddisfare altre necessità ed esigenze, l’uomo delle nostre grandi città lo trova alla sera o a fine settimana; questi sono i momenti che meglio completano il piacere della tavola, lo stare con gli amici o provvedere alle necessità di casa.
Nonostante le restrizioni alle quali il nostro cittadino-lavoratore deve sottostare durante la settimana, al sabato e alla domenica si concede il miglior tempo per lo svago, la palestra, il relax, lo sport e gli amici. Sono questi i momenti più belli, i più attesi e nei quali può fare il pieno di tutto: cose, divertimento, piaceri, arte, musica, cultura, godimenti d’ogni genere compreso il piacere del ristorante o della pizzeria. Tutto bello e desiderato. Ma nel caos del disordine fisico e morale e senza preavvisi prende forma la malattia.

Disciplina per un futuro migliore
Bene o male, più o meno, questa è la vita della gente d’oggi. Un esempio è la risposta ricevuta da una simpatica lettrice dopo aver letto Pensieri in tempo di Coronavirus, nella quale per comodità ho ripreso la legge naturale di Lezaeta Acharan, allo scopo di semplificare la mia esposizione. Le parole usate dalla lettrice definiscono la mia visione: “drammatica e negativa della realtà… non capisco perché bisogna dominare le passioni, essere sobri… Lo stile di vita è soggettivo, ognuno ha un modo di essere, non giudicabile dagli altri”.
Le osservazioni che mi sono state fatte sono molto interessanti e ognuna di queste meriterebbe ampie considerazioni. Giusto e doveroso da parte mia dare almeno una breve risposta a ciò che non capisce, anche se il mio interesse è maggiormente rivolto al problema alimentare e alle condizioni di vita nelle quali tutti ci siamo venuti a trovare a causa del Coronavirus.
Per rendere chiaro il pensiero mi servo delle parole di E. Fromm: “Non sarò mai capace di far nulla se non lo faccio con disciplina. La pratica di un’arte richiede disciplina”. (E. F. – L’arte di amare, pag. 138). Aggiungo: la vita è anche un’arte e per viverla bene occorre disciplina, la stessa che sottintendono i dieci punti della legge naturale lezaetiana. È vero, a nessuno spetta il compito di giudicare: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” disse Gesù agli informatori mandatigli per trarlo in inganno, ma aggiungo ancora e preciso: per raggiungere la disciplina si deve lavorare sodo e se si vuole raggiungere la meta prefissata, ossia lo sviluppo personale interiore. La disciplina per realizzarsi ha bisogno della consapevolezza, di sobrietà e dominio delle passioni, due dei dieci punti indicati da Lezaeta e messi in discussione dalla nostra simpatica lettrice.
La disciplina è l’antitesi del consumismo, del riempirsi di tutto come ho descritto più sopra, ma devo precisare che non intendo la disciplina autoritaria o genitoriale imposta dall’esterno, intransigente e arrogante, ma di quella conseguente dalla stessa nostra volontà necessaria per la crescita della coscienza spirituale, la stessa che mina o cancella i valori dello spirito nella persona che ama dar sfoggio o ostenta i segni del suo benessere.

Il cibo utile alla salute
L’alimentazione quando diventa marginale nel sistema di vita predispone alle infezioni e alla malattia. Pranzare al bar ignorando le esigenze della nutrizione a lungo andare compromette la salute. L’alimentazione quand’è trascurata, troppo elaborata o devitalizzata non è mai salutare.
Appagare il gusto non vuol dire nutrirsi bene. Il cibo raro, ricercato, costoso e ben confezionato può essere qualitativamente buono o pessimo, non aiutare la salute o non rispondere alle nostre esigenze. D’altra parte anche il cibo di poco costo, facilmente reperibile al mercato può essere ottimo e salutistico, ossia meglio di quanto il suo aspetto fa pensare.
Con la frutta, le verdure, gli ortaggi, semi, legumi e cereali si possono preparare pasti a basso costo, ricchissimi di sostanze nutritive, gustosi e variamente saporiti. Questo genere di alimenti danno inoltre la possibilità di una preparazione semplice, senza l’impiego di cucine più o meno attrezzate; inoltre, non preserva né coltiva germi patogeni come facilmente avviene nelle carni.
L’alimento vegetale di norma è favorito nei periodi di malattia, convalescenza, reintegrazione energetica e nei casi di semidigiuno.
In tempo di guerra, di epidemia e in ogni altro periodo in cui viene a mancare o scarseggiare il cibo, i criteri nutrizionali perdono di importanza e altri accorgimenti e attenzioni prendono il loro posto. La scarsità di cibo e di mezzi per l’approvvigionamento o l’acquisto modifica inoltre le abitudini della persona, le esigenze e le inutili raffinatezze. Lo stesso avviene con gli interessi dietetici di chi segue le correnti modaiole che in questi casi perdono in un baleno, certezze e verità assolute.
La crisi sanitaria ed economica nella quale siamo precipitati può avviarci verso un periodo di carestia della quale non si prevedono ancora la gravità e la durata.
Dopo i diversi decenni che ci separano dalla fine dalla seconda guerra mondiale, la gente per la prima volta si trova di fronte alle incertezze del futuro, per la prima volta sperimenta o meglio ha consapevolezza dei limiti della civiltà del benessere, progressista, tecnologica e consumista. Oggi la gente è scossa, si è svegliata come da un sonno profondo, un sogno al quale non vuole credere, e ha paura. Avverte che le cose vanno male, che stanno avvenendo fatti tragici.
Quando ancora c’era tempo si poteva e avremmo dovuto cambiare, andare verso altre direzioni, verso una vera giustizia sociale, senza cadere nel degrado generale in cui ci troviamo, in condizioni di vita precaria, malsana, che guasta il corpo, la morale e conduce alla malattia.
Il Papa per sua natura e vocazione vuol insegnare a pregare, sembra ignorare la conoscenza del suo popolo ancora dormiente, bisognoso ancora di tempo per tornare a pensare che ha un’anima o forse ha bisogno di un trauma più forte e rovinoso per farlo uscire dal suo letargo e tornare a vivere in modo più responsabile. Complice, purtroppo, è l’enorme schiera di politici che agiscono solo per tutelare interessi personali e di partito.
Forse si dovranno contare altri morti per capire che in questi momenti si deve stare a casa. Non capire che due cose quando sono troppo vicine si possono appiccicare è sconcertante. A quanto pare per alcune persone anche in tempi di crisi rassegnarsi a qualche restrizione non è facile.
Il giusto modo per studiare la malattia è di studiare la salute, sono stati molti a dirlo e ancora oggi molti lo sostengono. La malattia avviene da una forma di auto avvelenamento, non dipende da fattori esterni, ma nasce in noi; i virus e i batteri sono i vettori.
Dall’indisciplina nasce solo disordine, nervosismo, insicurezza, ansia e paura. Tutti fattori che riducono notevolmente le nostre difese e ammalano.
Non abbiate paura. Siamo tutti nella stessa barca. Nessuno può salvarsi da solo. L’esempio biblico della “tempesta sedata” (Mc 4, 35-41) commentato dal Papa nel suo recente invito alla preghiera, è servito per formare una grande forza di risonanza, di supplica verso l’Eterno per un aiuto di resurrezione fisica e spirituale di tutti i popoli. Il Papa che conosce bene i capricci di noi occidentali, in un’altra circostanza (Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica) spiegò che “più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. […] Non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca” e – aggiungo – genera malattie.
Sono parole che ognuno di noi può interpretare come vuole, ma dalle quali ognuno di noi può trarre anche validi insegnamenti per una vita migliore.
                                                                                                      armidochiomento@libero.it