PENSIERI IN TEMPO DI CORONAVIRUS

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1. Tempi di guerra e Coronavirus
In tempo di guerra era un finimondo. Quando suonava l’allarme, la gente scappava, tutti correvano a proteggersi nel rifugio più vicino; tutti avevamo paura ed eravamo terrorizzati. Aerei volavano a bassa quota per colpire con precisione i loro obiettivi, le contraeree sparavano all’impazzata per evitare i bombardamenti, i carri armati passavano con rumore assordante.
Oggi qualcuno malinconicamente dice “siamo di nuovo in guerra”. Altri, più ottimisti, pensano a un fatto di breve durata.
Confrontando la situazione attuale con gli anni dell’ultima guerra qualche vaga rassomiglianza non si può negare, ma in realtà sono veramente poche le somiglianze.
– Allora per non consumare, si mangiava se si aveva davvero fame mentre oggi, tempo di coronavirus, ci sono i dietologi che dicono cosa più conviene mangiare;
– allora al suono della sirena, le strade diventavano deserte all’istante e tali rimanevano fino al cessato allarme, oggi invece le strade sono deserte (si fa per dire), ma qualcuno in strada c’è sempre, la legge permette qualche breve passeggiata per una boccata d’aria o soddisfare le necessità del cagnolino;
– a quel tempo i supermercati non c’erano, la fila si faceva al negozio di quartiere con la borsetta per l’essenziale (se si aveva la tessera con i bollini per la spesa), oggi invece la fila si fa con il carrello, la tessera per il pos o con denaro contante;
– in tempo di guerra i giornali e i tabacchi non c’erano o si vedevano raramente, oggi invece il primo ministro dice che si possono acquistare, basta tenere la distanza di cortesia tra una persona e l’altra;
– in tempo di guerra si viveva tra le macerie, edifici, case, abitazioni e fabbriche che crollavano, oggi invece c’è solo il pensiero di affrettare la riapertura.
Non mi pare si possano accomunare tra loro questi due periodi; oltretutto in realtà diverse: allora da una parte c’era l’orgoglio e la prepotenza dei capi delle nazioni, oggi invece domina la lotta degli uomini contro la naturale furbizia di un microbo, prodotto dall’uomo stesso, dalle nostre società moderne-progressiste-civilizzate, sorrette e governate da capi che si scoprono a turno corrotti e corruttori, incompetenti e presuntuosi, ambiziosi e incapaci.

2. Notizie della sera
Oggi tra le notizie ho sentito di un agricoltore morto per esser stato contagiato dal virus e dopo poche ore la stessa sorte è toccata alla moglie. Settecento sono stati i morti di ieri e circa altrettanti quelli dell’altro ieri. Questa pandemia tende a paragonarsi alla peste manzoniana e all’influenza spagnola degli anni 19-20 del secolo scorso. La scienza però dice che non è pericolosa come le precedenti.
Comunque l’infezione sta dilagando nel mondo. I morti sono tanti, le attività ferme, lo stordimento prodotto è tremendo. Ciononostante si ascoltano idee e si improvvisano suggerimenti, norme su cosa fare e come comportarsi. Chi non governa vorrebbe farlo perché dicono di sapere cosa conviene fare. I mezzi d’informazione danno la parola a opinionisti, sociologi, medici e filosofi, ma i dibattiti restano tutti privi di soluzioni o inascoltati.
Tutti aspettano la voce liberatrice della scienza, ma questa prende tempo, al momento preferisce limitarsi alla naturale e igienica prevenzione.

3. La paura
La gente è spaventata e vive con angoscia e paura. Antropologi, filosofi e psicologi spiegano le differenze tra ansia, angoscia e paura.
L’uomo comune invece torna a pensare alla natura, benigna o maligna, ai suoi equilibri, alla vita degli uomini, ai comportamenti, alle abitudini incuranti dell’ambiente in cui vive contrario al vivere sano.
La vita dell’uomo oggi dipende dall’esteriorità, la persona non riesce a rapportarsi con la sua parte più profonda, non l’ascolta. Le aspettative e il suo credo sono rivolti al mondo esterno, la sacralità della natura non è più rispettata, è sostituita dalla scienza. Tutto oggi si riflette nella materia. Il legame con la natura è stato reciso, l’uomo è diventato superuomo, dominatore del mondo, si è separato dalla sua anima che muore con la materia; con la morte del corpo muore anche l’anima, insegnava il grande filosofo e scrittore Umberto Eco.
L’uomo civilizzato ha perso la chiave che apre alle cose profonde, ma senz’anima si è allo sbando.
Di fronte al più piccolo dei microbi l’uomo si sente aggredito, avverte un pericolo terribile e si sente perduto, sconfitto dallo stesso marasma natura che ha prodotto.

4. I virus e la natura
I virus nascono dalla rottura di un equilibrio. Il termine virus corrisponde alla stessa parola latina che significa “veleno”. Infatti, questi germi si producono da tutto ciò che è infetto (materia, mente e spirito), dalla escrezione e putrefazione delle sostanze; non nascono dal terreno come le margherite o gli altri fiori, anzi nella terra trovano la morte, l’annientamento, la decomposizione e la trasformazione. La terra, la luce, il calore del sole, l’aria e l’acqua purificano e sono i nostri vaccini. Oltretutto la natura non vuole ricompense, ma solo rispetto.
La natura è governata solo dalle “sue” leggi, le stesse alle quali non ha voluto sottostare l’uomo e che ancora non intende riconoscere. Senza sostegno e senza amore non si combatte la guerra al virus. Lo dimostra la scienza che interviene con farmaci e il suggerimento di comportamenti ricavati dalla natura e nella quale ancora opera per le sue ricerche, perché ancora la sua scienza è impotente e i suoi ospedali esauriti in spazio e assistenza, con gli appestati che muoiono in isolamento senza il conforto dei loro cari.
È il momento delle domande.
Perché la scienza non dice come cambiare i modi di vivere e di mangiare affinché si possa superare al meglio questa situazione e non se ne ripetano altre?

5. Prepariamo il futuro
Per chi è interessato ai principi dell’igiene, comportamentale e alimentare ecco alcune indicazioni.
• Il cibo sano è quello vegetale proveniente da coltivazioni non tossiche
• La cottura impoverisce l’alimento e allunga i tempi di digestione
• Eliminare o almeno limitare i grassi e le proteine animali
• Evitare lo zucchero bianco. Per dolcificare si preferisca il miele, preferibilmente di acacia.
• Evitare a sera pasta, cereali e formaggi
• Limitare l’uso del sale; evitare quello raffinato; è da preferire il sale marino integrale
• Non assumere più di due o tre specie di cibo nello stesso pasto
Un esempio di giornata alimentare è riportato a pag. 291 del libro Reimpara a mangiare semplice e sano – Archio Edizioni.

Per stare in salute non basta un buon cibo ma servono anche comportamenti di vita sana, osservare le leggi impersonali del buon vivere che comprendono anche quelle dello spirito, norme di vita che sono leggi della natura. Sono queste la via della salute naturale del corpo e dello spirito.
Il mantenimento della salute non è solo una questione di cibo, ma anche di stati d’animo, di rapporti con i vicini, con i nostri interlocutori, amici e nemici. La rabbia, l’odio, la superbia e l’arroganza non aiutano la buona salute, ma la malattia.
Le raccomandazioni del cileno Lezaeta Acharan riassunte nei punti riportati, racchiudono nel loro insieme un buon esempio di comportamento.
• Respirare aria pura
• Mangiare esclusivamente prodotti naturali
• Essere sobri
• Bere solo acqua naturale
• Avere la massima pulizia in tutto
• Dominare le passioni
• Non essere oziosi
• Riposare e dormire solo il necessario
• Vestire semplicemente con vestiti non stringenti
• Coltivare le virtù, cercando di essere sempre allegri

Priviamoci. I sapienti dicono che alle vibrazioni in cui noi viviamo il virus non può vivere. Conviene dunque provare. Non faremo del male ne’ a noi ne’agli altri.

                                            armidochiomento@gmail.com