L’ALTRA FACCIA DEL VIRUS

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L’articolo apparso sul Corriere della Sera ha prodotto oltre al mio altri commenti, due dei quali riporto con piacere.

1.
Non ho letto l’articolo al quale ti riferisci, ma da quanto riporti intuisco che l’autore sia una persona gioviale, come è il soggetto dalle caratteristiche flemmatiche, amante la vita, la buona cucina, ossia che non disdegna le comodità e il benessere.
Se ciò che conta per queste persone è soprattutto questo anche l’autore dello scritto al quale ti riferisci ha ragione, ma se c’è dell’altro dimostra orizzonti limitati. Il progresso umano esiste evidentemente, quello che non si considera è che in altri aspetti gli uomini sono sempre gli stessi nei millenni, pecore matte (la bilancia rimane in equilibrio). Se contasse solo la fisica e la materia, saremmo a cavallo in un viaggio inarrestabile verso le “magnifiche sorti e progressive”. Purtroppo o per fortuna c’è dell’altro anzi molto altro.
Nel disprezzo per la metafisica e credo anche nella decadenza della teologia cattolica modernista si tende a invalidare il concetto di peccato o di colpa. Ci sono certamente delle ragioni storiche comprensibili per questo (per carenza di approfondimento di questi concetti, con concorso di colpa dei chierici); solo che così ragionando si finisce per oscurare un senso di responsabilità verso sé stessi e gli altri, e l’ambito naturale in cui viviamo (niente è senza conseguenze).
Che dal male morale nascano disastri di varia natura per gli uomini, è idea che molti non accettano, per timore di essere visti come iettatori o giudici non autorizzati. Eppure questa consequenzialità esiste nei tempi, non solo per intuizione ma nella realtà dei fatti. Guerre, epidemie, carestie, ecc. hanno avuto luogo con la proficua collaborazione degli uomini, non sono la stessa cosa di terremoti o eruzioni vulcaniche, eventi in cui essi sono certamente più innocenti. Accettare che come giustamente tu scrivi (e come anche Gianluca Spina ha intuito) l’uomo ha le sue responsabilità nella pandemia significa fare un atto di umiltà credo. Il pericolo non viene solo da fuori (il virus), c’è un male anche dentro di noi, spirituale e anche fisico.
Sappiamo bene quanto conti il “terreno” per la proliferazione dell’agente batterico o virale…ci sarebbe tanto materiale di studio e progresso per la scienza, intanto però sembra che questo interessi di più in ambiti minori o periferici (quando non condannati per antiscientificità) come il nostro. Buon lavoro e buona serata!

2.
Buongiorno. Ho letto i suoi articoli e anche l’ultimo: “Stile di vita e coronavirus”, in cui parla proprio di ciò che parlavamo a telefono in merito alla paura.
A parte che averlo fatto leggere ai miei amici, poiché condivido a pieno quello che lei dice nell’articolo, mi ha fatto riflettere su una cosa.
A sociologia dello sport all’università stiamo studiando il passaggio da modernismo a post-modernismo in relazione allo sport, in particolare l’attitudine di invertire la salvaguardia della prestazione, con la salvaguardia dello spettacolo. Il punto è che ci siamo resi conto che l’eccesso di prestazione e tecnologia non favoriva più il coinvolgimento emotivo del pubblico, rendeva tutto piatto e monotono.
C’è stato un retrofront, un passo indietro nella tecnologia, nonostante la consapevolezza delle infinite potenzialità dell’essere umano nello sviluppo della tecnica. Si direbbe un segno di GRANDE UMILTA’ se non fosse per il fine: guadagnare con lo spettacolo per la vita stessa dello sport.
Mi chiedo se adesso, quindi, sarebbe possibile un retrofront senza un fine così smuovente come i soldi e il potere.
La salute dovrebbe essere un valore più importante della ricchezza. Non riesco a percepire come ciò non lo sia per le persone al potere, ma nemmeno per la maggior parte delle persone.
Prima c’era un tipo di sporcizia, non c’era igiene e questo è sbagliato ed è chiaro a tutti, ma adesso ci sono altri tipi di sporcizia, più subdoli e pochi sembrano farci caso.
Mi scusi se ne parlo con lei, ma non mi è così semplice trovare qualcuno di esperto con cui confrontarmi e la sua mi sembra una visione molto più equilibrata, rispetto agli estremi opposti che si sentono ogni giorno. Grazie.

La mia risposta
Come e quando se ne andrà l’epidemia non si sa. Qualcuno dice che durerà a lungo, altri che non sparirà e che dovremo conviverci. Una prospettiva che fa pensare a nuovi comportamenti in pubblico e in privato.
Il Covid-19 o Coronavirus è considerato una particolare forma d’influenza. La forte contagiosità che lo distingue però può dimostrarsi molto pericolosa. Per questo occorre intervenire con cure adeguate fin dai primi sintomi di contagio (tosse, respirazione difficile, febbre).
Le complicanze riguardano particolarmente le vie respiratorie e in particolare bronchi e polmoni fino a tradursi in polmoniti interstiziali, malattie che mettono a rischio la vita del contagiato.
Si prevede dunque che quando usciremo di casa si dovrà camminare a distanza, protetti al viso da mascherina e le mani da guanti usa-getta, naturalmente osservando ogni altra regola d’igiene, ordine e rispetto sociale. Queste si presumono le prime norme da applicare per evitare il ritorno del virus.
Il dramma comunque è davvero grande: i morti da contagio sono tanti e i disturbi prodotti in molte persone possono diventare tensioni nervose, ansia, paura, angoscia e panico permanenti. Non tarderanno poi i problemi connessi al lavoro: crisi occupazionali, chiusura di aziende e attività commerciali, povertà e miseria.
Lo slogan uniti-ce-la faremo non basta a rassicurare. In verità la parola “uniti” non rassicura nessuno. Mentre gli scienziati tendono a una completa conoscenza del problema, le comunità vivono disorientate sempre più confuse dall’informazione e dalla politica. Tutti temono di perdere le “buone abitudini e comodità” conquistate e ben evidenziate nell’articolo del Corriere.
Facile a chi governa o non governa promettere tempi migliori, floridi, benessere a tutti. In nessun altro periodo diverso da questo si verificano esplosioni demagogiche e pericolo sociale. L’uomo occidentale non è disposto a cambiare la sua morale, il suo stile di vita e non è propenso a rinunciare ai suoi agi. Nel benessere conquistato sta tutto il suo mondo, i suoi beni materiali e sentimentali, il suo credo. Altro non conosce. I suoi valori sono quelli del progresso e del denaro.
Il denaro non serve per stare in buona salute mi disse tristemente un giorno un ricco signore, ricco in denaro e diamanti, ma costretto da anni alla dialisi.
La sporcizia alla quale si riferisce Sandra, la ragazza toscana nella seconda risposta, la troviamo nell’egoismo e nella povertà d’animo.
Le epidemie e nel nostro caso il Covid-19 possono essere di aiuto.

armidochiomento@gmail.com

Ci siamo addormentati in un mondo
e ci siamo svegliati in un altro.
Disney è fuori dalla magia,
Parigi non è più romantica,
New York non si leva più in piedi,
il muro cinese non è più una fortezza,
la Mecca è vuota.
Abbracci e baci
diventano armi,
non visitare genitori e amici
sono atti d’amore.
Il potere, la bellezza, il denaro
non hanno più valore
non riescono a dare l’ossigeno
di cui hai bisogno..

Il mondo rivuole la sua vita.
Non uomini in gabbie.
Sei tu necessario?
L’aria, la terra, l’acqua, la luce,
senza te riprendono a vivere.
Amici: quando tornate, ricordatevi
che siete miei ospiti.
Non padroni.
(da Anonimo, libera versione)