EQUITA’ DISTANZIAMENTO SOCIALE E MALATTIA

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La forza dell’invisibile

L’andamento attuale del Covid riporta a marzo scorso quando il numero di contagi e di terapie  intensive mettevano a dura prova la tenuta degli ospedali.

Le considerazioni che si possono fare dopo un anno di pandemia non sono molto diverse da quelle fatte all’inizio.

La giornalista Maryn Mc Kenna, esperta in salute pubblica, ha riassunto il risultato degli studi di due epidemiologi britannici: “Le società non eque sono società malsane: più grande è il divario economico tra i più ricchi e i più poveri di un paese, più elevata è la probabilità che il paese possa soffrire di speranza di vita più bassa e percentuali più alte di malattie croniche, gravidanze in adolescenza e mortalità infantile. Questo fenomeno spiega in gran parte il motivo per cui COVID-19 abbia colpito in modo così grave New York, una delle città economicamente meno eque degli Stati Uniti, prima che l’amministrazione cittadina applicasse con la forza bruta il lockdown e riportasse la situazione sotto controllo”.

In  altra parte si legge: “La povertà ha un impatto maggiore di qualsiasi nostro intervento tecnico. […] Collasso della politica, cambiamento climatico, urbanizzazione, deforestazione: ecco che cosa ci impedisce di uscire dalla crisi. Possiamo sviluppare tutti i vaccini e farmaci del mondo, ma se non troveremo il modo di affrontare questi altri problemi rimarremo sempre un passo indietro”, secondo Peter J. Hotez, medico e sviluppatore di vaccini.

Indubbiamente in modo meno eloquente, ma gli stessi concetti li abbiamo espressi anche noi a primavera.

 

Il PIL non cede al BES

Le nostre società del benessere sono affascinate dal PIL. “Il PIL misura tutto, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta”, disse Robert Kennedy.

Gli Stati Uniti, la più ricca nazione al mondo ha un PIL di oltre 20.000 miliardi di dollari (2019) e registrano oltre 100.000 morti. Diversamente, un altro Stato meno evoluto degli stati americani, il Vietnam con 97 milioni di abitanti, un PIL di 262 miliardi (4% del PIL degli Stati Uniti) e una sanità non tra le migliori del continente asiatico ha avuto complessivamente 1213 casi di contagio e 35 decessi da Covid; attualmente (da agosto a novembre 2020) non registra decessi per l’epidemia e i contagi sono insignificanti (Fonte: Wichipedia).

Oggi molti economisti hanno iniziato a tener conto di altri indicatori quali istruzione, disuguaglianze, equità, ambiente. Evidentemente non trovano esauriente il dato PIL, indicatore del valore dei beni e servizi prodotti da un paese in un dato periodo di tempo, per fornire un quadro reale delle condizioni di vita.

Lo strumento elaborato per valutare il benessere e la qualità della vita è il BES (Benessere Equo Sostenibile).

Finora però, la nuova misura non ha avuto successo, non è ancora decollata. Ancora oggi in pieno Coronavirus non è l’equità a dominare il dibattito sociale, ma il sì o no alle mascherine, il distanziamento sociale, il lockdown  (brutta parola alla quale ci siamo troppo presto abituati), il diritto alla libertà, la presenza o inesistenza del virus, la disubbidienza alle regole, la priorità alla salute, il lavoro e l’economia. Questo è tutto ciò che preoccupa e impensierisce al momento. Sono questi gli argomenti che appassionano giornali, radio, tv e ogni altro mass media e alimenta la demagogia dei  nostri politici, pronti a collocare ogni pensiero a destra o a sinistra come i questuanti che vanno a dritta e a manca per procurarsi un obolo. Purtroppo questa è solo una piccola parte  della miseria di un mondo che non ha posto per tutti, dove il povero trova spazio solo se opera a favore del ricco.

Il PIL è l’espressione dell’economia non della miseria. Di quale lockdown o distanziamento sociale, di quale lavoro o libertà si vuol dunque parlare, torna a ripetere chi è costretto a vivere con l’intera famiglia in una stanza e senza futuro. Dov’è finita l’iniziativa dell’Istat e del Cnel e la tanto auspicata equità? La natura non vive nella sofferenza, prima o poi si ribella; il distanziamento animale lo insegna.

Lontani dall’appestato diminuisce notevolmente le possibilità di contagio; è sempre stato così.

Il povero o l’immigrato può essere indubbiamente un portatore di malattie e trasmetterle, ma non è il responsabile.

Il prigioniero di guerra abituato alle scorze di patate avrebbe fatto festa se al posto avesse avuto un serpente o un qualunque altro animale da mangiare. Questo è il caso in cui dobbiamo chiederci perché e chi sono i responsabili.

Non sarà davvero che le malattie sono la conseguenza di egoismi e trasgressioni morali? Tra la gente povera, mal nutrita e debole le difese immunitarie delle singole persone sono altrettanto deboli.

Distanziamento sociale

Ancora una volta il comportamento degli animali insegna. Il distanziamento aiuta gli animali a sopravvivere, ad evitare predatori, malattie contagiose ed epidemie.

Le aragoste, animali molto sociali, se non sono malate vivono in gruppo tra loro distanziate, secondo un innato comportamento sociale. Quando, attraverso l’odore dell’urina, riconoscono di trovarsi contaminate da virus oppure quando devono ripararsi da pericolosi predatori, si isolano e il loro rifugio diventa l’interno di anfratti, spugne o coralli. Le aragoste infestate o malate si ritirano invece in assoluta solitudine.

Il rapporto scientifico della giornalista M. Mc Kenna informa inoltre di formiche che praticano il distanziamento quando si accorgono che le spore lasciate dal fungo di esperimento entrano nel corpo delle compagne; di uccelli sani che evitano quelli malati secondo la forza del loro sistema immunitario, ossia gli uccelli con una immunità più debole tendono a evitare quelli malati.

Un comportamento simile è anche dei pesci.

In altre specie di animali il comportamento è diverso: nonostante il rischio di malattia il distanziamento è sostituito dall’attività di grooming (spulciamento reciproco) allo scopo di migliorare l’igiene e conservare attraverso il contatto fisico il legame sociale. Le manguste striate, ad esempio, non evitano i membri del gruppo neppure quando manifestano malattia, si spulciano lo stesso.

Negli insetti sociali (api) a influenzare la sopravvivenza è semplicemente la ripartizione dei ruoli. Il corpo sociale in questo caso costituisce una sola individualità.

 

E l’uomo?

Niente di tutto ciò che distingue il comportamento animale si ritrova nell’uomo. L’essere umano per difendersi dalla malattia dispone di mezzi di comunicazione rapidi e farmaci per ogni necessità.

Il distanziamento tra persone, le mascherine, l’igienizzazione delle mani e le altre norme che regolano i comportamenti non sono accettate da tutti.

L’uomo è un essere razionale, ragionevole che pensa e giudica autonomamente. Infatti, non tutte le persone riconoscono e  accettano il comportamento imposto che limita in vari modi la libertà e i diritti. Per i più ribelli nel caso Covid saranno i vaccini a risolvere il problema, non i comportamenti.

A loro giudizio le persone che osservano le regole, gli esempi degli animali vivono nella fantasia, pensano a una natura inesistente o fiabesca, non reale in una civiltà sviluppata come la nostra. Con la vaccinazione non si avrà più il Covid e potranno continuare le vicinanze fisiche e le movide diurne e notturne, tutto sarà come prima. Per i novac la vaccinazione sarà invece solo un miraggio, più dannoso che utile.

armidochiomento@libero.it