MEDICINA AMARA di Fabio Cangiotti

L’ Igienismo è una reazione culturale ai guasti, agli eccessi e agli abusi della civilizzazione. Un igienista come Lezaeta-Acharan identificò l’uomo ammalato come “civilizzato”, l’uomo “primitivo” invece come sano, e ne diede ampia spiegazione teorica e soprattutto risoluzione pratica.
Naturalmente questa esemplificazione non deve portare al rifiuto tout court della modernità, che è una cosa meravigliosa senza la quale molti di noi sarebbero ancora servi della gleba; tuttavia, una critica agli errori della cultura e della odierna organizzazione sanitaria resta una costante necessaria, dal momento che questi errori continuano a creare dipendenze e schiavitù di donne e uomini.
Una riflessione interessante viene da un libro recentemente uscito, il cui autore è Roberto Volpi. Sì chiama “L’amara medicina”, sottotitolo: come la sanità ita¬liana ha sbagliato strada, perché il “sistema” di prevenzione non funziona.
Un aspetto interessante è che Roberto Volpi non è un “alternativo”, tantomeno un “infiltrato” della critica ra¬dicale al sistema sanitario; anzi a buon diritto egli ne fa parte, essendo uno statistico ed epidemiologo che ha lavorato e collabora con le ASL della Regione Toscana. Volpi lavora con i numeri, ed essendo coraggioso ed irriverente, non si sottrae a denunciare ciò che le statistiche dimostrano, anche quando contraddicono gli obbiettivi dei suoi datori di lavoro. E cosa dimostrano? Per cominciare, Volpi smonta con le cifre il mito che l’aspettativa di vita (oggi in Italia sopra gli 80 anni) dipenda, come si vuol far credere dagli interessati, dal progresso e dalle conquiste mediche. In breve: nel 1930 l’aspettativa media dì vita era di 55 anni, diventando nel 1950 di 65,5 anni. Nel periodo tra il 1981 e il 2005 invece l’incremento è stato di circa 7 anni.
Il maggior aumento di durata della vita quindi si è verificato storicamente in assenza di un sistema medico-sanitario moderno, e quando i grandi farmaci salvavita (penicillina, cortisone, per non dire delle vaccinazioni estensive!) non erano ancora apparsi. E ancora: se l’aspettativa di vita fosse commisurata al buon livello dell’organizzazione sanitaria, in Calabria ci si dovrebbe attendere una maggior mortalità che in Lombardia, mentre accade esattamente il contrario. Analogamente, l’aspettativa di vita è superiore in Puglia che nella civilissima Olanda…
Seguono nel testo una serie di conclusioni ricavate da indagini epidemiologiche, di cui riassumo alcune: la mortalità da tumore, dopo decenni di ricerca e prevenzione, è in aumento costante (nonostante le dichiarazioni in contrario dovute ad abili camuffamenti dei numeri); le grandi campagne di screening sono inutili e inappropriate, oltre a causare enormi stress e un numero spropositato di diagnosi sbagliate; si vive più a lungo nelle città inquinate e sovraffollate che in alcune zone della meravigliosa campagna toscana.
Il nucleo portante del libro di Volpi è certamente la preoccupata presa d’atto del passaggio storico, avvenuto negli ultimi decenni, del Sistema Sanitario da curativo a preventivo. In poche parole, la medicina è diventata affare per le persone sane, istigate dal sistema a controllarsi e a “curarsi” in continuazione in vista dì malattie potenziali, ma non ancora in essere. L’Autore dimostra il fallimento di questo progetto, che peraltro comporta un gigantismo dell’organizzazione sanitaria, ma soprattutto insuccessi certificati (per non parlare dell’enorme spreco delle risorse pubbliche). Dal punto di vista del “paziente”, inoltre, tutto questo significa l’espropriazione ad opera degli “specialisti” da ogni residuo di autonomia conoscitiva del proprio corpo e da una valutazione serena di sé e del rapporto con la salute e la malattia (si sente in quest’ultima riflessione l’influenza della lettura del celebre “Nemesi medica” di Ivan Illich, che infatti viene anche citato da Volpi; ma considerazioni simili sulla “sapiente ignoranza” della medicina furono anche di un certo Luigi Costacurta).
“Attraversiamo – è sempre l’Autore che parla – una fase di esaltazione euforica della medicina che non sì sa dove appro¬derà né che cosa finirà ancora per imporre, oltre a ciò che ha già imposto plasmando perfino il carattere e lo spirito degli uomini e delle comunità”…”la medicina cura e salva le vite. A livello individuale questo è senz’altro vero, e lo verifichiamo ogni giorno. A livello di popolazione non ha praticamente effetti di sorta…”. Roberto Volpi arriva perfino a considerare come una benedizione che il tetto e i limiti di spesa per la sa¬nità pubblica possano limitare questa crescita esponenziale di una prevenzione inevitabilmente ideologica e infine dannosa per la reale salute pubblica, che tende a trattare il cittadino in primo luogo come un ammalato potenziale, e se non lo è ancora, finisce per convincerlo a diventarlo.
Manca totalmente a questa cultura imperante la visione positiva dei reali fattori che possono condizionare la salute; si insiste a tutti i costi su ciò che non va nei soli esami di laboratorio, finendo fatalmente per emettere una grande quantità di diagnosi sbagliate (falsi positivi e falsi negativi), in conseguenza dell’enorme allargamento della base degli individui monitorati senza reale necessità, ma solo in omaggio al Moloch della prevenzione a tutto campo e senza confini.
Siamo davvero agli antipodi di una cultura come quella del naturo-igienismo, che è orientata alla sobrietà del vivere, e che ha tratto molte motivazioni dalla possibilità di una autogestione non fanatica o ideologica della salute, ma basata su conoscenze di base da tutti recepibili, in primo luogo la funzione centrale dell’equilibrio termico; una cultura, quella lezaeta-costacurtiana, piena di dignità e realmente strumento di liberazione dai pregiudizi, dalle manomissioni e dalle superstizioni (ma si) della tecno-scienza medica, con tanta efficacia raccontati da Roberto Volpi nel suo libro.
                                                                                                                                                                                         Fabio Cangiotti

v. anche: F. Delarue, “L’intossicazione da vaccino”, Ed. Feltrinelli

Roberto Volpi, “L’amara medicina”, Ed. Mondadori