MALATTIA E SPERANZA

 

Premessa
L’argomento forse sembrerà strano o poco pertinente alle solite tematiche naturoigienistiche, Ma è una delle esperienze che ognuno di noi che almeno una volta incontra nella vita: fermare l’attenzione sulla parte immateriale che completa il nostro essere, che influenza la salute, la malattia, il pensiero e la nostra coscienza.

La malattia di Massimo
L’esperienza di Massimo è comune, prima o dopo capita a tutti. Le ansie e le paure di Massimo ricordano quelle dell’amico Giorgio descritte in altra parte. Ora è il momento di Massimo, un vecchio e caro amico sempre attento alla salute, ma a quanto pare non abbastanza.
I modi di vivere di Giorgio e Massimo e le loro abitudini alimentari non erano diversi. Per entrambi la vita era caratterizzata dalle comodità, dal buon vivere, gustare cibi e possedere cose che ostentano prestigio e agiatezza.
Come è stato per Giorgio anche per Massimo il male irrompe all’improvviso ed ecco il sovrapporsi di visite, accertamenti, ascolto diagnosi di medici, specialisti, di esperti più o meno qualificati di metodi alternativi, sempre sperando in una diagnosi diversa di cancro al retto. Il male pur non essendo ancora devastante o a livello terminale, doveva essere affrontato con la massima urgenza. Si tratta solo di individuare la strada più opportuna, la meno invasiva: medicina tradizionale, omeopatia, bioenergetica, ipertermia, igienista. Le metodologia che Massimo si sente consigliare sono molte, già conosciute e sconosciute.
Fortunata la persona – dice Massimo – che non ha la possibilità di scelta, quando tutto avviene e si risolve all’improvviso; beato colui che vive con una fede profonda che lo aiuta ad affrontare ogni difficoltà, comprese queste della malattia e della morte.
La vita è una sfida, affrontala”, diceva Madre Teresa di Calcutta. Parole. Ancora parole che per Massimo si aggiungono alle altre.
Non abbiate paura di avere coraggio” è il monito di papa Giovanni Paolo II, che Massimo non conosce né è interessato a conoscere; non vuole aspettare, è deciso a procedere subito. Ciononostante vuole prima sentire ancora altri, capire bene cosa conviene fare, quale via seguire. L’incertezza, la confusione, l’inquietudine e la paura lo confondono e lo sovrastano.
La paura è sempre una pessima consigliera, sono parole di Giorgio Bassani riportate in uno dei suoi più celebri romanzi. Non si può disconoscere. Quando nella malattia la paura prende il sopravvento è possibile cadere nell’irrazionale, cedere alle lusinghe di chi trasforma con disinvoltura l’ammalato in cliente o vuole trarne profitto.
Con la paura il fisico e la psiche dell’essere umano diventano più deboli. Il soggetto si trova a dover dipendere, sottostare alle volontà di altri. Dalla paura irrazionale nascono l’accanimento terapeutico, crisi di panico, angosce e ansie. Ecco dunque che al male iniziale se ne aggiungono altri a volte più fastidiosi e pericolosi del primo.
Forse è la prima volta che Massimo si trova in uno stato di profondo sconforto, a pensare al senso della vita e della morte, al significato delle cose, al bene e al male.
Le religioni non sempre aiutano le sofferenze se prima non ricordano il significato delle parole di Mosè: “tutto il cammino che il Signore, Iddio tuo, t’ha fatto compiere in questi quarant’anni, nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per conoscer quello che avevi in cuore, se osserveresti o no i suoi Comandamenti. Egli ti ha così umiliato, t’ha fatto patir la fame, poi t’ha nutrito di manna, che tu e i tuoi padri non avevate mai conosciuta, per insegnarti che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni comando che procede dalla bocca del Signore.
Il tuo mantello non ti s’è logorato addosso, né il tuo piè ti si è gonfiato, durante questi quarant’anni. Riconosci dunque nel tuo cuore che il Signore, Iddio tuo, ti corregge come un padre corregge suo figlio” (Dt 8, 2-6).
La narrazione biblica dell’esperienza di Israele nel deserto, ricordata affinché l’uomo non incorra in mali peggiori di quelli in cui vive, è un’esperienza di umiliazione e di prova. Porta a considerare che quando qualcuno si trova in situazione difficile deve prendere egli stesso la decisione mostrando in questo modo il suo valore. Questa è la prova di ciò che è nel suo cuore, se ha o non ha osservato i precetti di Dio.
Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni comando che procede dalla bocca del Signore“ è questa l’umiliazione umana, la situazione di debolezza e miseria, di incapacità dell’uomo di provvedere autonomamente alla propria sussistenza. Il cibo sconosciuto che assume ogni giorno in giusta dose, il vestito che non si logora, i piedi che non si gonfiano dopo un lungo e faticoso cammino sono segni della presenza di Dio, è la spiritualità dei poveri (poveri in spirito), l’atteggiamento di chi non bada alla ricchezza di beni materiali, ma pone e riconosce in Dio la fonte di ogni bene in cui porre fiducia e speranza.

Fede e preghiera
Per essere sostenuti dalla religione serve una fede. “Tutto è possibile a colui che crede”. “Tutto quello che chiederete con fede per mezzo della preghiera, lo otterrete” (Mc 9, 23, Mt 21,22). Questi due brevi versetti indicano che ciascuno di noi, se ha fede e prega, potrà contare sull’aiuto di una forza smisurata.
Purtroppo nel nostro mondo moderno il sentimento religioso non è più quello di epoche passate. Esso è scaduto, ha perso di significato e valore. La parabola discendente del sacro è iniziata con lo sviluppo industriale ed economico delle società.
La decadenza della religiosità e della morale nella vita individuale, sociale e culturale è continua e progressiva. lo dimostrano il linguaggio, il rilassamento dei costumi, la volgarità, la violenza e i freddi rapporti interpersonali nelle diverse comunità. Così pure le famiglie trasformate in convivenze precarie, unioni omosessuali o di convenienza hanno cambiato le forme educative, le relazioni interpersonali e la morale.
L’uomo moderno va di fretta. Il lavoro, i rapporti economici e sociali, il club, la palestra, non lasciano spazi di tempo per la vita interiore. “La laicizzazione, fenomeno individuale, attraverso queste trasformazioni diviene fenomeno di gruppo e prende forme sempre più radicali”, scrive Sabino Acquaviva nel suo famoso saggio “L’eclissi del sacro nella società industriale” (III, 8 – pag.192) .
Oggi, altre forme di devozione sostituiscono il rapporto personale con il sacro: partito, sindacato, scienza, farmaco, erotismo, estetica, cultura laica, denaro. Queste sono forme e cose che rappresentano e qualificano il grado di civiltà, benessere, sviluppo sociale, di progresso e crescita culturale della società.
L’uomo moderno è incapace di stare solo; senza alcun riferimento è perso. Solo si sente indifeso e confuso, vive nella paura e nell’ansia. Queste sono le sue cattive consigliere: “questi sentimenti infatti, non portano ad aver fede ma, semmai, ad assumere posizioni difensive, a chiudersi in una cittadella che si sente assediata e minacciata […] Non ci può essere autentica vita umana, umanizzazione, senza fede” (E. Bianchi, Fede e fiducia, P. 7, 12).
Oggi, l’uomo non riconosce la fede religiosa perché non ha né può avere spiegazioni scientifiche; inoltre, causa la necessità di economizzare il tempo e l’abitudine a incaricare altri ad agire per lui, rimane lontano dalla riflessione e da tutto ciò che attiene la vita interiore.
In alcuni casi può sempre accadere che l’esperienza della malattia diventi la scintilla del cambiamento. La religiosità dimenticata può ricomparire, in altri può coinvolgere nel profondo la persona o dimostrarsi indifferente.
Quando “siamo in grado di sentire qualcosa nel cuore – non solo di pensarlo, ma anche di sentirlo veramente – allora quel qualcosa diventa possibile sul piano dell’esistenza!” (G. Braden, La scienza perduta della preghiera, P. 53).
Avviene tutto naturalmente. I meccanismi che agiscono in noi sono infiniti. I sensi dell’uomo registrano impressioni e sentimenti interni ed esterni al corpo. La percezione influisce sulla materia, attraverso la mente e lo spirito. Il “sentire” scuote l’animo e si irradia nel corpo.
Secondo il pensiero di Bergson è possibile affermare che le esperienze del passato hanno lasciato un segno nel cervello tale da modificare il nostro futuro modo di agire. La consapevolezza di un torto, un fatto clamoroso, la malattia o la morte di un amico o familiare influiscono profondamente sulla nostra sensibilità, sul nostro modo di pensare e di agire.
La coscienza cambia grazie al lavoro del cervello. Un lavoro cerebrale continuo che unendo il passato al nostro futuro diventa costruttore della nostra morale.
Il cervello trae dalla nostra parte più sottile o spirituale tutto ciò che può interessare la materia (movimento o azione) divenendo l’organo dell’attenzione alla vita (Bergson).
Come per l’uomo così è per la scienza e la medicina: senza morale entrambe perdono di significato e non sono né scienza né medicina. Questo è il modo in cui l’uomo individuo e le società umane sviluppano e progrediscono. Per questo il metodo scientifico non coincide con quello naturale. Da tutto ciò conseguono i comportamenti umani, individuali e sociali, a tutti i livelli: famiglia, lavoro, governo. Il politico può conoscere l’arte della parola, ma senza esperienza di vita non ha evoluto la sua coscienza e non ha morale. Si comporta dunque da imbroglione e non può essere credibile. Chi lo ascolta e lo segue è solo perché ha confusa la sua parte spirituale con quella materiale e coltiva un’idea distorta di ciò che è bene, benessere, etica e armonia sociale.

Corpo e anima
La sobrietà felice attiene alla sfera mistica e spirituale”, sostiene l’ecologo francese Pierre Rabhi, il poeta-contadino, autore del famoso “Manifesto per la terra e per l’uomo”.
Non ci sono dubbi, l’uomo è un tutto, corpo-anima, un’entità unica e indivisibile. Il Principio di vita, il corpo interiore, la Forza vitale che sostiene e governa l’organismo vivente, è l’anima (v. blog, Forza vitale e vitalismo (2/19).
Se dunque l’essere umano è un insieme di materia e spirito, quando si ammala obbligatoriamente si ammala nella sua interezza, nel corpo e nell’anima. Altrettanto avviene nella guarigione, il corpo e lo spirito tornano all’armonia insieme, in modo naturale, per mezzo delle forze naturali. Il Principio di vita accompagna sempre la materia, si mostra e opera attraverso la materia.
All’aumento o perdita di energie fisiche corrisponde un proporzionale accrescimento o decadenza della parte spirituale.
Il filosofo spiritualista francese Henri Bergson ci accompagna anche in questo caso a distinguere e comprendere il complesso rapporto corpo-anima. A parer mio è la spiegazione migliore.
Il corpo fisico si vede, si tocca, si alza o si abbassa secondo le forze che su di lui agiscono. Altri movimenti invece “volontari” avvengono dall’interno. Quale la causa di questi movimenti in grado di invadere l’intero corpo nello spazio e nel tempo fino a oltrepassarlo? Ecco cosa dice Bergson:
Il corpo di ognuno di noi si limita ai contorni precisi che lo limitano, ma grazie alla nostra facoltà di percepire, e, più in particolare, di vedere, ci irradiamo ben oltre il nostro corpo. […] Se è vero che il passato vi lascia delle tracce, queste sono tracce del passato solo per una coscienza che percepisce e interpreta quello che percepisce alla luce di ciò di cui si ricorda: la coscienza trattiene questo passato, lo avvolge su se stesso via via che il tempo si svolge, e prepara con esso un futuro che contribuirà così a creare.
L’atto volontario non è che un insieme di movimenti appresi durante esperienze precedenti.
[…] A fianco del corpo … , cogliamo qualcosa che si estende nello spazio ben al di là del corpo e che dura nel tempo, qualcosa che chiede o impone al corpo dei movimenti non più automatici e previsti, ma imprevedibili e liberi: questa cosa, che oltrepassa il corpo da tutti i lati, e che crea degli atti creando di nuovo se stessa, è l’”Io”, è l’”anima”, è lo spirito. […] Guardate più da vicino. E ascoltate parlare la coscienza … quest’anima non opera mai di fronte a voi senza un corpo” (H. Bergson, L’anima e il corpo, conf. 28/4/1912).
L’anima umana, lo spirito, che accompagna la vita dell’uomo è il principio di vita religioso, morale e intellettuale che pone l’uomo al di sopra del mondo della materia; appartiene alla forza animatrice che dirige e ordina l’intero universo. Con la preghiera l’anima umana eleva la sua trasformazione morale fino a godere della grazia divina, dello spirito che vivifica. È consequenziale quindi pensare che l’intero “sentire” del corpo, (percezioni, emozioni, sentimenti, meditazione, pensiero, varietà dell’umore, palpiti e tensioni della gioia e dell’ira, meditazione) nei dialoghi con l’esterno e nel suo interno, cambiano i flussi ormonali, nutritivi ed emuntori dell’organismo.
La vita dell’anima – ricorda Bergson – è strettamente legata alla vita del corpo. Il cervello proprio perché riceve dalla vita dello spirito tutto ciò che è materializzabile e trasformabile in movimento, costituisce il punto d’inserimento dello spirito nella materia. Il cervello non è dunque, come molti credono, organo di pensiero, di sentimento o di coscienza; ma il suo compito è di operare in modo che la coscienza, il sentimento e il pensiero restino tesi sulla vita reale e di conseguenza siano capaci di azioni efficaci.
Domanda: Perché si fanno questo genere di considerazioni quando si trattano argomenti di malattia e salute nell’ottica naturale o meglio naturoigienistica?
(Il termine Naturoigienismo riassume il concetto di natura e pratica d’igiene. È un termine non ancora conosciuto o mal conosciuto che mi è stato suggerito, dopo una divagazione sui termini in uso dalle medicine naturali, dal patologo prof. Luciano Pecchiai durante un nostro incontro a termine di un congresso trentino nei primi tre giorni di ottobre del 1993).
Nella vita tutto ha un senso, nulla avviene per caso. Da quando ho vissuto l’episodio in un ospedale veronese nei primi giorni di maggio del 2000 e che ho riportato a pagina 60 nel volume “La salute alla portata di tutti”, devo ammettere che i miei comportamenti (relazioni e atteggiamenti) hanno iniziato a cambiare (“la coscienza trattenendo il passato prepara il futuro”).
Questa mia esperienza che non definisco triste, ma “salutare”, non l’ho dimenticata né potrò mai dimenticarla. Cosa avviene nella propria anima al momento della resa dei conti lo sa solo chi lo prova. Le reazioni di ognuno sono diverse, cambiano da persona a persona. Dipendono da come si vive, da cosa e quanto abbiamo dato e da cosa abbiamo ricevuto. Niente succede per caso, tutto ha un senso.
armidochiomento@libero.it                                                                                  Armido Chiomento