CRISI DI GUARIGIONE

Ammalarsi è facile guarire difficile. Lenta o improvvisa appare la malattia; lenta, faticosa e incerta la guarigione. Così è in genere, ma può succedere anche che il male arrivi e se ne vada da solo, senza alcun soccorso.
L’andamento della guarigione è diverso da malato a malato. Nel periodo di guarigione la salute migliora, s’arresta o peggiora; è un andirivieni continuo di sintomi, disturbi o malesseri, che ricordano la stessa malattia e che solo l’organismo sa riconoscere o interpretare.
Il medico suddivide le infermità e i dolori secondo il modo in cui si manifestano: acuti se le insorgenze sono rapide, cronici quando le manifestazioni avvengono lentamente. In genere il comportamento e la qualità della vita della persona (consumi, smoderatezze, perdite di energia, tensioni, ambiente sociale e morale, frastorni digestivi, l’interesse per il superfluo e l’artificioso) caratterizzano il malessere fisico e psichico.
Se si escludono gli eventi traumatici o i fattori genetici, l’individuo stesso è l’artefice della malattia e il protagonista della guarigione. Solitamente però per divenire il motore dell’una o dell’altra ha bisogno di una volontà collegata alla consapevolezza.
La strada dell’infermità è la stessa della guarigione percorsa in modo inverso, ma più lentamente per “rivedere e superare” le asprezze del percorso. Il reo o il peccatore dopo aver commesso il danno non deve scontare la pena o fare penitenza? I casi sono uguali: alla malattia segue una crisi, di depurazione o di esaurimento.
Se per ammalarci, causa i disordini e le sregolatezze di vita, abbiamo attraversato malesseri, disturbi e dolori, andando a ritroso, ossia normalizzando il modo di vivere, facilmente incontreremo e dovremo superare gli stessi dolori, disturbi e malesseri precedenti e questo fino a tanto che il fisico e la psiche non si sono normalizzati. È illusorio pensare che una malattia costruita con anni di vita sbagliata si possa normalizzare senza alcun segnale di rinnovamento e, ancor più, in breve tempo.
Il dolore acuto è la naturale reazione dell’organismo al disturbo, è il segno o la tendenza del ritorno alla normale sensibilità. I segnali indubbiamente possono essere anche altri: febbricole, eruzioni cutanee, diarree, intolleranze, effetti circolatori o mestruali, improvvisi calori, nausee, capogiri, mancanza di appetito, ripresa dell’energia vitale.
L’uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna pensante” (B. Pascal, Pensieri, XVIII,11), una costruzione di canali possiamo aggiungere (alimentare, respiratorio, sanguigno, linfatico, biliare, escretorio, ecc.) necessari al suo funzionamento, alla nutrizione ed eliminazione dei materiali di scarto o inutili. Gli eventuali ostacoli che si depositano o si formano nel disordine si possono interpretare come ostruzioni che impegnano e intossicano l’organismo obbligandolo a sforzi anomali per tornare alla normale vitalità.
Vivendo nel disordine, con il corpo intossicato e indebolito, può accadere di tutto, fino a giungere alla cronicità, allo stato in cui la malattia procede lentamente verso l’esaurimento totale dell’energia nervosa.
Quando il sistema nervoso è permanentemente intossicato o cronico, il male permane in modo silente al punto che il soggetto ritiene, in assenza di disturbi o malesseri vari, di essere in buona salute. In realtà in questi casi tutto si complica per cui l’attenzione si dovrà porre sui quattro organi emuntori (apparato, intestinale, cutaneo, respiratorio ed escretorio renale) e più s’invecchia più quest’attenzione dovrà essere accorta.
In genere l’efficiente funzionalità degli organi di eliminazione è indice di buona salute. Contrariamente, non rimane altro che mettere in atto il processo disintossicante come decritto nel libro Aiutati a stare in salute (da pag. 179 a 189). La pelle sarà stimolata con bagni, frizioni revulsive, cataplasmi ed esercizi fisici; le vie polmonari con movimenti e vapori allo scopo di migliorare la ventilazione; i reni e gli intestini saranno stimolati in modo opportuno al fine di favorire una efficiente condizione escretoria con l’impiego di bevande, decotti e clisteri.
Chistian Segui – scrittore naturalista francese – in un articolo dedicato alla Medicina vegetale trattando la disintossicazione riporta: “La malattia vera, umorale, essendo un aggravio tossiemico, deve logicamente essere trattata con l’eliminazione. La diagnosi classica è superflua, il rimedio sintomatico è pericoloso. La regola uniforme è di disintossicare”.
Nel processo risanatore la prima fase mira a depurare (disintossicare), ossia riportare la salute migliorando l’efficienza degli scambi cellulari. L’operazione è sicuramente delicata ed esige competenza. Per questo ogni singolo individuo deve imparare a ‘curare’ la sua salute controllando ogni manifestazione, sintomo o dolore.
In tutti i casi il processo disintossicante prende energia, meno di quanto ha richiesto la malattia, ma sufficiente per avvertire qualche disturbo e generare sospetti di ripresa del male. Queste reazioni ricordano in parte la crisi termale che avviene attorno al quinto-settimo giorno dall’inizio della cura con astenia, nausea, insonnia, febbre o dolori, ma che cessa dopo qualche giorno senza alcun trattamento.
I mezzi maggiormente impiegati nelle fasi di disintossicazione e rivitalizzazione sono quelli della dietetica, della bromatologia, trofologia, digiuni, semidigiuni e altri regimi restrittivi. Le diete hanno scarso valore in questa fase. Impegniamoci a lasciar fare all’organismo. Non si aggiusta nulla mangiando, piuttosto digiunando senza dimenticare il famoso detto ippocratico “almeno non nuocere”.
Dunque, non mangiando si può anche guarire. Questa è la regola.
In una mia esperienza devo ammettere che la regola non l’ho ben applicata. I miei brevi digiuni a sole mele (da cinque a quindici giorni) mi sono sempre stati molto utili, ma un tentativo di completa astinenza dal cibo (a sola acqua) mi ha visto fare un bel tonfo a terra nel silenzio di una biblioteca dopo solo il quinto giorno.
L’esperienza è stata comunque positiva e forse più delle altre, perché mi ha fatto capire la differenza tra la vera conoscenza e il cosiddetto “fai da te”. Personalmente ho sempre applicato e preferito il semi-digiuno con frutta fresca di stagione o succhi di ortaggi.
Il digiuno totale è una terapia particolare e pertanto deve essere sempre ben conosciuta e misurata alla persona.
Una rinuncia al cibo improvvisa è andata sicuramente meglio a quel signore (non ricordo il nome) stanco di cure mediche, di regimi “scientifici” e prescrizioni dietetiche. Quando decise di mettere fine ai suoi mali insopportabili troncò ogni cura e smise di mangiare, lasciandosi andare totalmente fosse stato anche a morire. Il suo destino però si è rivelato sorprendente: con il passare dei giorni i mali dapprima sembravano prendere il sopravvento per poi lentamente regredire. Sia pure lentamente l’improvvisato ‘sperimentatore’ andava a sentirsi sempre meglio, il morale migliorava fino a trovarsi sorprendentemente guarito. Ma non è questo il solo caso. Ricordo ancora quello di Cianci, nome d’arte (Luigi Gatti il suo vero nome) che ho riportato nel libro Il segreto delle api e gli altri casi testimoniati e riportati brevemente nel volume La salute alla portata di tutti.
L’essere umano è un soggetto unico e irripetibile e per questo si diversificano i suoi modi di vivere, di mangiare, di ammalarsi e guarire. Imporre le proprie abitudini ad altri può risultare dannoso, un fallimento. Questo vale in tutto e per tutti: regimi di vita, restrizioni dietetiche, comportamenti, pensieri, sentimenti, religione. Ciò che governa sono sempre la conoscenza e il buon senso.
Le diete a Zona, Dukan, dei Gruppi sanguigni, Vegetariana, Vegana, delle Calorie, del Minestrone o quella più lusinghiera dei 120 anni sono solo delle cattive informazioni se non si spiega e si invita alla semplicità e frugalità del modo di mangiare e di vivere.

Confidenze a un’amica
A dispetto dei molti nutrizionisti che sfornano di continuo regole, teorie, norme dietetiche, proibizioni e tanto altro del genere, per mangiare bene e stare in salute servono poche cose. Le tante teorie che portano il nome di scienza o dieta non le conoscevano chi è vissuto tanto tempo prima di noi e non è andato a scuola. Le regole del buon vivere non erano scritte ma erano racchiuse nella loro semplicità e morale. La gente che non amava troppo investigare o “rubare” teorie per poi modificarle a loro completa discrezione, si comportava come ancora oggi si comportano due giovani (maschio e femmina) che non sanno come si genera e ciononostante l’una diventa madre e l’altro padre.
La semplicità non è banalità come la Scienza non è Sapienza. Questo l’ha insegnato Agostino d’Ippona, ma non ci vuole molto a capire che la seconda ha qualcosa in più: Illuminazione, Luce, Amore del creato e Fede nel suo Creatore.
Ecco poche cose che se ci pensiamo bene sono davvero indispensabili; oltre queste c’è solo l’inutile, il superfluo. Così dice anche il filosofo: “Ciò che non hai non serve”.
Non voglio dare consigli o suggerire comportamenti sempre discutibili, non ho alcuna ragione o diritto per farlo, ma al mattino quando mi sveglio per prima cosa cerco la Luce che ravviva e mi alimenta lo Spirito. È la prova che ancora ci sono, che questa è la Volontà di chi mi ha voluto in questo mondo.
Al risveglio dopo aver messo un tantino in ordine il corpo comincia per tutti il grande lavoro (ufficio, scuola, fabbrica, manualità, occupazioni varie), per il sostentamento o nutrimento. L’indispensabile, l’esigenza del necessario riguarda però sempre la materia e (forse) proprio per questo ci ammaliamo. Strano, ma vero, è che non ce ne accorgiamo. Dove sbagliamo dunque? Penso proprio nel nostro modo “intellettuale” di intendere e di vivere la vita.
Non dimentichiamo le poche parole della Genesi: “Ecco, io vi dò ogni pianta che fa seme, su tutta la superficie della terra e ogni albero fruttifero, che fa seme: questi vi serviranno per cibo. E a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo e a tutto ciò che nella terra si muove, e che ha in sé anima vivente, io dò l’erba verde per cibo” (1- 29,30). Nei sacri testi si aggiungono altri esempi o raccomandazioni, ma servono solo nei casi eccezionali (l’uomo adopera la ragione per scambiare l’eccezionale con il normale).
Torniamo al risveglio e andiamo avanti fino a sera, senza altre divagazioni.
Nel libro Reimpara a mangiare semplice e sano a pagina 289, prima della Giornata alimentare standard ho riportato la Suddivisione delle razioni alimentari nella giornata (cibi da preferire al mattino, durante il giorno e a sera).
Resta solo da farne un buon uso: mangiamo due o massimo tre specie di alimenti a pasto; non ingozziamoci (come io faccio spesso); rispettiamo il cibo, se possibile non mettiamolo troppo al rogo; ricordiamoci che il riso non sempre abbonda sulla bocca degli stolti come lo ricordano certi politici, ma nel nostro caso quello dell’allegria o del buon umore che aiuta la digestione come una bella passeggiata fatta in buona compagnia
Di cibo a disposizione (noi occidentali) ne abbiamo fin troppo, a non finire, a volontà, da saziarci fin che vogliamo. Davvero tanto e per questo spesso ci ammaliamo. A dire il vero non siamo neppure furbi perché se mangiassimo con serenità, coltivando buoni sentimenti, ci accompagnerebbe più facilmente la salute non la malattia.
Credo proprio che l’uomo sia davvero un buon costruttore di malanni. Saprà andare sulla luna, ma non si è ancora accorto della persona e di tutto ciò che gli vive attorno.

armidochiomento@libero.it                                                                                 Armido Chiomento