CLISTERE O ENTEROCLISMA

 

Anche Maestro Spinelloccio appena entrato nella stanza di Buoso Donati, nella commedia pucciniana, s’informa se Buoso è migliorato e se ha avuto il “benefissio” e conclude mostrando grande soddisfazione: “A che potenza l’è arrivata la scienza!”. Non è un caso, ma anche la medicina scientifica non sottovaluta l’importanza della pulizia intestinale.
Sull’importanza di questa funzione fisiologica concordano tutte le medicine; dalla più antica alla moderna tutte riconoscono alla normale funzione emuntoria dell’intestino un segno di buona salute. Il convincimento è unanime, ma in realtà sembra più una semplice raccomandazione che una necessità. Il medico si occupa volentieri delle grandi malattie e dei grandi farmaci, ma non è altrettanto desideroso sapere sulla qualità (colore, forma, odore, frequenza) e quantità del materiale fecale che il suo paziente elimina. Chi possiede un cane invece è sempre attento a scrutare e osservare le defecazioni dell’animale, ma mai le sue. Anche la giovane mamma è attenta alla scariche del suo bimbo, ma non osserva le sue nemmeno quando allatta.
In pratica, tutto ciò che appartiene alla defecazione umana non incontra molta attenzione ovunque. Eppure, il problema dell’intestino pigro, colitico o comunque disturbato o infiammato riguarda la stragrande maggioranza delle persone, malate e sane.
Le conseguenze di questa disfunzione che molto spesso limita le normali attività di lavoro quotidiane e mette a rischio di malattia non sono mai sufficientemente valutate.
Una qualunque porzione di massa fecale trattenuta nell’intestino diventa tossica e il suo grado di putrefazione aumenta con l’aumentare del tempo di permanenza; i veleni prodotti passano al sangue per essere poi trasportati in tutto l’organismo causando un indebolimento dell’intera attività organica.
“Il funzionamento anomalo del canale intestinale è il primo segno di molte malattie, specialmente di quelle croniche. Il ripristino di una evacuazione fisiologica è spesso il primo, ma spesso ignorato, un passo importante per il ripristino della salute in generale” (C. H. Waddington, biologo britannico).
Compito dell’intestino crasso è di concentrare le sostanze di scarto, di assorbire gran parte dell’acqua e facilitare la progressione del materiale fecale verso l’esterno. La necessità di conservare l’ambiente dell’assorbimento e digestione degli alimenti igienicamente sano e funzionale è di fondamentale importanza poiché le sostanze trattenute per lungo tempo nel canale intestinale fermentano, ristagnano sulle pareti, inacidiscono, procurano fermentazioni putride, meteorismo e compromettono il buon funzionamento degli altri organi interni.

Lassativi, purganti o lavaggio?
Quando le evacuazioni intestinali sono scarse o insufficienti è abitudine far ricorso a purghe o lassativi. L’azione dei purganti è un’azione di tipo revulsivo e irritante che danneggia le mucose dello stomaco e degli intestini. Infatti, queste reagiscono con energiche contrazioni nei confronti della sostanza introdotta fino ad espellerla, ovviamente veicolando all’esterno anche parte del materia fecale. Con il ripetersi di queste azioni irritanti succede che i riflessi naturali si indeboliscono causando una vera e propria dipendenza dalla purga. Oltretutto permanendo i gonfiori addominali, il meteorismo, l’aerofagia e gli altri disturbi minori della digestione è da ritenere che l’effetto ottenuto non si sia completato.
Tra i rimedi naturali indicati per lo svuotamento del colon i più conosciuti sono i preparati erboristici, ad esempio, i semi di psillio e di lino, la crusca, le varie tisane alle erbe e a questi possiamo aggiungere anche la frutta disidratata. Ma non è detto che queste sostanze e preparati naturali siano del tutto innocui. Molto spesso questi prodotti impiegati per aumentare il volume della massa fecale privano d’acqua l’organismo, irritano le pareti intestinali e provocano assuefazione.
Per liberare l’intestino dai ristagni, difficoltà ostruttive o infiammazioni resta il modo più semplice e antico con l’acqua, il più vicino all’azione fisiologica naturale, ossia il lavaggio o clistere. È questa la pratica che purifica, decongestiona, rinfresca le viscere, tonifica l’intero organismo e non crea dipendenza.

La pratica del clistere
Il clistere consiste nell’introdurre nel colon per via rettale una soluzione liquida preparata secondo i diversi scopi: stimolare la defecazione, liberare la parte inferiore dell’intestino, introdurre sostanze nutritizie o medicinali a scopo terapeutico (v. Dizionario Enciclopedico di Scienze Mediche). In pratica però, l’uso più comune del clistere riguarda l’ eliminazione delle feci o rifiuti tossici dall’intestino.
Non c’è dubbio che senza questo genere d’ingombro si sta meglio e ci si sente più in forma. Si narra che Luigi XIV, il Re Sole arrivasse a praticarne anche quattro al giorno, lo stesso numero consigliato duecento anni dopo dal dott. Max Gerson, medico tedesco rimasto famoso per le sue cure anticancro. La differenza tra i due stava solo negli scopi a cui era destinata la pratica: ricreativi quelli del Re Luigi XIV, curativi quelli del medico Gerson.
Nella terapia Gerson i clisteri si preparano con caffè ritenendo le sostanze presenti in questo alimento capaci di stimolare il fegato, aprire le vie biliari e liberare il sangue dalle tossine.
Oltre l’acqua da cucina e il caffè, per i clisteri si possono impiegare anche soluzioni saline, decotti o infusi di erbe, latte di argilla, acqua saponata, olio di oliva o altre piante medicinali. La scelta dipende dalla destinazione d’uso, dalle particolari necessità o tipo di terapia impiegata.
I pareri sull’uso del clistere non sono sempre unanimi o condivisi. Le critiche maggiori riguardano un presunto impoverimento della flora batterica e la possibile dipendenza; tra queste però non mancano giudizi fortemente negativi come quello del medico statunitense Andrew Weil – che mette in guardia sulla “… possibilità, anche se remota, di contrarre l’epatite o di ritrovarsi con il colon perforato”.
L’affermazione non mi pare attendibile poiché non ci sono documentazioni o dati che lo possano dimostrare né i denigratori della pratica hanno prodotto studi sulle tecniche curative con l’acqua o altri agenti naturali.
Come per ogni altra applicazione nella malattia quanto nel normale mantenimento dell’organismo, il lavaggio del colon è periodicamente necessario, ma non si devono ignorare le controindicazioni o i casi in cui l’impiego è sconsigliato.
Il clistere non è da praticare quando sono presenti dolori al ventre (in questi casi si deve ricorrere al cataplasma di fango), dopo interventi all’intestino (appendiciti, resezioni) e nei casi di diverticoliti. La donna gravida o mestruata può praticarlo normalmente ma con acqua tiepida, non fredda.
Non si incorre in alcun pericolo in caso d’impiego eccessivo o continuato della pratica; ciò significa che se si presenta la necessità si può applicare anche tutti i giorni o a giorni alterni. In questi casi ravvicinati è conveniente una integrazione di batteri per conservare l’equilibrio della flora micro organica, parte importante del sistema immunitario.
Il lavaggio dell’intestino o clistere si effettua mediante un normale enteroirrigatore (casalingo o da viaggio) reperibile presso qualunque farmacia o sanitaria.

Altri utilizzi del clistere
Il clistere è frequentemente impiegato dal neoigienista o naturoigienista. Sulla periodicità d’impiego non ci sono dati o indicazioni prestabilite, ma tenendo conto delle diverse necessità individuali e dell’importanza attribuita a questa pratica si può ipotizzare in regime di salute, una cadenza media d’impiego di una volta al mese.
L’apparecchio impiegato in tutti i casi (adulti, ragazzi e bambini) è l’enteroirrigatore. La normale pera o peretta di gomma è usata solo occasionalmente: in genere dopo la defecazione per introdurre nel canale rettale (50 cc circa) sostanze rinfrescanti o lenitive (oli di girasole, di lino, sesamo o altri) o per eliminare l’ostruzione dell’ultimo tratto.
Il concetto-guida seguito dal naturoigienista nella terapia e nel normale mantenimento è la teoria termica del cileno M. Lezaeta Acharan, divulgata in Italia dal naturalista e naturopata Luigi Costacurta a partire dagli anni sessanta. L’osservanza della dottrina dell’equilibrio termico del corpo è quanto giustifica la pratica periodica del lavaggio intestinale poiché consente la riduzione del calore interno degli organi digestivi, migliora la circolazione del sangue e conseguentemente il benessere generale.

Per una più esauriente conoscenza del lavaggio intestinale e i modi di applicazione consultare Il libro degli elementi naturali o La salute alla portata di tutti, Archio edizioni.
                                                                                                                                                                              Armido Chiomento